Nella sua vita ha fatto tantissimi lavori: l’idraulico, il muratore, una volta aveva pure un ristorante dove faceva il kebab.
Adesso guida per Uber: sei ore a notte, da mezzanotte alle sei del mattino; la mattina accompagna i figli a scuola, dorme, e di pomeriggio studia per conseguire la laurea in Economia.
Rasib, pakistano, è fuggito all’inizio del 2003 dalla guerra indo-pakistana, iniziata nel 1947 e tuttora in corso.

Vive con la sua famiglia in un piccolo appartamento a Buxton, ad un’ora di macchina dall’Università di Sheffield.
Ha deciso di raccontare la sua storia per tutti coloro che hanno smesso di credere in se stessi; per coloro che hanno perso il lavoro, per tutti quelli che si sentono “inutili”, per coloro che sperano di tirar fuori quei sogni pieni di muffa dal cassetto.

Buxton


Quando è nata mia figlia Layla, nel 2010, nei suoi grandi occhi neri ho visto una nuova vita piena di speranza; ero felice e terrorizzato allo stesso tempo, ma ho iniziato ad avere paura per lei e per il suo futuro.
In Pakistan, più del 50% della popolazione è analfabeta, l’80% se consideriamo la sola popolazione femminile.
Sono tra i pochi ad aver conseguito un diploma, e quando, perso il lavoro in Italia, alle soglie dei 50 anni, guardandomi intorno ho visto solo deserto, mi è mancata la terra sotto i piedi.
La decisione di partire per l’inghilterra, e completare gli studi universitari a Sheffield non è stata semplice, ma ho sentito il dovere di farlo per i miei figli, per me, e per i sogni che ho lasciato in secondo piano: l’istruzione è l’unica chiave che apre ad altre opportunità, anche alla mia età.

Non si smette mai di imparare: essere un “mature-student” in qualche modo, mi ha dato modo di conoscere meglio il mondo di oggi, le nuove professioni, le nuove tecnologie: ciò mi ha motivato a lavorare di più. 

Riprendere a studiare a questa età è molto faticoso: spostarsi quasi due ore al giorno, lavorare la notte e occuparsi della famiglia, non è per tutti. Spesso, negli ultimi due anni, ho dovuto sacrificare tutto ciò che non riguardasse il lavoro e gli studi, risparmiare fino all’osso e fare molte rinunce, ma non mi sono mai sentito in colpa: quando rivedo gli occhi dei miei figli la stanchezza sparisce; la mia famiglia e i miei amici mi supportano, e questo mi dona tutta la forza di cui ho bisogno.
A luglio conseguirò la laurea, e presto potrò permettermi una casa più grande, un lavoro migliore e più tempo per la mia famiglia. 
La gente spesso mi chiede come sono riuscito a mantere questo ritmo: penso che le uniche parole che riassumono il mio stato d’animo, gli ultimi tre anni, siano determinazione e speranza.

Tornare a studiare mi ha aiutato ad aprirmi alla gente, persone che, come me, hanno vissuto altre milioni di vite: ecco, forse è questo il segreto, ripensare alla propria vita come ad una rinascita continua.
Spero davvero che i miei risultati incoraggino i miei figli a studiare, e altri come me capiscano che non è mai troppo tardi per seguire le proprie ambizioni, i propri sogni.”
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La storia di Rasib: quando i sogni bussano a 50 anni
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